In breve
- Prima di chiedere la rimozione, il contenuto va documentato: una volta cancellato, provarne l'esistenza può diventare difficile.
- Il Digital Services Act obbliga le piattaforme a offrire un canale di segnalazione e a decidere in modo motivato, ma non a rimuovere ogni contenuto segnalato.
- La deindicizzazione riduce la reperibilità del contenuto senza cancellarlo; la rimozione non fa venir meno la possibilità di querela.
Quando un contenuto lesivo della reputazione circola online, la prima esigenza di chi lo subisce è quasi sempre farlo sparire. Gli strumenti esistono e sono diversi tra loro: alcuni si rivolgono alla piattaforma che ospita il contenuto, altri ai motori di ricerca che lo rendono reperibile, altri ancora all'autore. Conoscerli aiuta a scegliere l'ordine giusto e a non compromettere, nel frattempo, un'eventuale azione legale.
Prima di tutto: conservare le prove
Prima di chiedere la rimozione, il contenuto va documentato. Una volta cancellato — dalla piattaforma o dallo stesso autore — può diventare difficile dimostrarne l'esistenza, il testo esatto, la data e la diffusione. È utile raccogliere:
- schermate complete, in cui siano leggibili l'indirizzo della pagina (URL), la data e il nome del profilo che ha pubblicato;
- i commenti, le condivisioni e le reazioni che danno la misura della diffusione;
- ogni elemento utile a identificare l'autore, se il profilo non è riconducibile con certezza a una persona.
Nei casi più delicati, o quando si prevede un giudizio, può essere opportuna un'acquisizione con metodologia forense, che attesti in modo verificabile la data e l'integrità di quanto raccolto.
La segnalazione alla piattaforma
Dal 17 febbraio 2024 il Regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali (Digital Services Act) si applica a tutti i prestatori di servizi di memorizzazione di informazioni: social network, piattaforme video, siti che ospitano contenuti degli utenti. L'art. 16 li obbliga a predisporre un meccanismo, facilmente accessibile, con cui chiunque può segnalare un contenuto ritenuto illegale. Perché la segnalazione sia efficace, deve contenere:
- una spiegazione sufficientemente motivata delle ragioni per cui il contenuto è ritenuto illegale;
- l'indicazione precisa della sua posizione, di norma l'URL esatto;
- nome e indirizzo e-mail di chi segnala;
- una dichiarazione di buona fede sull'esattezza e la completezza delle informazioni fornite.
La piattaforma deve esaminare la segnalazione in modo tempestivo, diligente e obiettivo, e comunicare la decisione adottata. Non è però obbligata a rimuovere il contenuto per il solo fatto di averlo ricevuto: è chiamata a valutarne l'illiceità. Una segnalazione circostanziata, che spieghi perché il contenuto integra una diffamazione e non una legittima critica, ha maggiori possibilità di essere accolta. Contro la decisione, le piattaforme online devono mettere a disposizione un sistema interno di gestione dei reclami (art. 20 DSA).
La deindicizzazione dai motori di ricerca
Quando il contenuto resta online, è possibile chiedere ai motori di ricerca di non mostrarlo tra i risultati associati al proprio nome. Il diritto alla deindicizzazione è stato riconosciuto dalla Corte di giustizia dell'Unione europea già con la sentenza Google Spain (C-131/12, 2014) ed è oggi ricondotto al diritto alla cancellazione previsto dall'art. 17 del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
La deindicizzazione non cancella il contenuto, che resta raggiungibile da chi conosce l'indirizzo o lo cerca con parole diverse dal nome dell'interessato; ne riduce però in modo significativo la reperibilità. La richiesta si presenta con i moduli dei motori di ricerca e comporta un bilanciamento tra il diritto dell'interessato e l'interesse del pubblico all'informazione: pesano, tra gli altri, il ruolo pubblico della persona, l'attualità della notizia e la sua veridicità. In caso di rifiuto è possibile proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali (art. 77 GDPR) o rivolgersi all'autorità giudiziaria.
La diffida all'autore o al gestore del sito
Quando l'autore è identificabile, o il contenuto si trova su un sito con un gestore individuato, una diffida formale inviata da un avvocato è spesso lo strumento più diretto: indica il contenuto contestato e le norme che si ritengono violate, e chiede la rimozione entro un termine. Non ha effetti coercitivi, ma chiarisce la posizione di chi la invia e documenta che la richiesta è stata fatta.
Rimozione e tutela legale non si escludono
Ottenere la rimozione non chiude la questione: la diffamazione si realizza con la comunicazione a più persone, e la successiva cancellazione del contenuto non fa venir meno il fatto già avvenuto. Restano quindi percorribili la querela, da presentare entro tre mesi dalla conoscenza del fatto (art. 124 c.p.), e l'azione civile per il risarcimento del danno. Per questo è importante che la richiesta di rimozione arrivi dopo aver conservato le prove, e che il termine per la querela sia tenuto presente fin dall'inizio.
Domande frequenti
La piattaforma è obbligata a rimuovere il contenuto che segnalo?
No. Il Digital Services Act obbliga la piattaforma a esaminare la segnalazione e a comunicare la propria decisione, non a rimuovere ogni contenuto segnalato: è la piattaforma a valutare se il contenuto è illegale. Contro la decisione è possibile utilizzare il sistema interno di reclamo previsto dall'art. 20 del Regolamento.
Se il contenuto viene cancellato, posso ancora presentare querela?
Sì. La diffamazione si realizza nel momento in cui il contenuto raggiunge più persone, e la successiva cancellazione non la fa venir meno. La querela va comunque presentata entro tre mesi dalla conoscenza del fatto, ed è essenziale aver conservato le prove prima della rimozione.
La deindicizzazione cancella il contenuto?
No. Il contenuto resta sul sito che lo ospita: la deindicizzazione impedisce che compaia tra i risultati di ricerca associati al nome dell'interessato, riducendone la reperibilità. Per eliminarlo occorre rivolgersi al gestore del sito o alla piattaforma.
N.B. Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non costituiscono consulenza legale su un caso specifico. L'esito di una richiesta di rimozione o di deindicizzazione dipende dalle circostanze concrete e dalle valutazioni della piattaforma o dell'autorità competente: nessun contenuto di questo articolo può essere inteso come promessa o garanzia di risultato.
Area di riferimento: Diffamazione e Molestie.


